Corsari

Corsari…

 

“Corsari”, il titolo scelto da Clara Mallegni per la centocinquantesima mostra organizzata dal Museo “Ugo Guidi”, fa indubbiamente parte delle sue scelte artistiche legate ad una concreta serie di opere che, capitolo dopo capitolo, ne svelano  in continuità un autonomo volto artistico.

La risposta su chi sia questa artista gioiosa, che canta la vita attraverso la sua espressione, l’hanno già data vari poeti e scrittori, critici e storici dell’arte e altri “innamorati del bello” che ne seguono l’inesausto percorso.

Il collegamento tra questa sua personale ed il passato è assai chiaro, giacché non sono davvero pochi gli elementi continuativi che ella sa raccogliere a piene mani, elaborare con autonomia e mettere in essere su tela, legno o carta, e tramite la scultura.

C’è soprattutto il mare, ma non manca la memoria dei libri legati all’infanzia dei ragazzi di ieri e a quella di molti di oggi: “Il Corsaro Nero”, “I pirati della Malesia” e altri.

L’ha fatto per “Pinocchio”, tant’è che anche la sua recente personale tenutasi a Collodi, presso il Parco del burattino più famoso del mondo, ha avuto un successo tale che le è stato chiesto di riproporla in altri importanti spazi pubblici.

C’è, come sappiamo, il suo interesse per la storia locale, anche per quella legata alle antiche incursioni barbaresche sulle coste toscane, ma la costante della mostra “Corsari” altro non è che l’energia stessa che sa inserire i ogni lavoro.

Si tratta di una energia che si concretizza giorno dopo giorno sia in uno straccale coloratissimo su cui s’erge una briosa e vivace figura, sia – per mezzo della tecnica del collage – in un gabbiano, o nel racconto della poesia marinaresca (le vele, le onde, i pesci…) che per lei rappresenta la vita e la gioia.

Se grandi del passato hanno inserito nei loro lavori il valore simbolico delle piccole cose (Giacomo Puccini, ad esempio), dobbiamo dire che anche lei lo sta facendo accostando gli elementi più vari, e allora vediamo certe linee d’uomini e di donne, le carte colorate figurali e non, che evocano l’unione, le corde dell’amore e dell’amicizia, gli occhi (specchio dell’anima), la verticalità degli alberi e spesso – come nell’occasione – l’azzurro delle acque marine mai calme, ma impetuose e frementi, un po’ come la sua personalità.

 

Lodovico Gierut

Critico d’arte e giornalista